Tragedia, 64enne uccide i figli disabili e tenta il suicidio

Cagliari – Si è chiusa nella sua stanza con i figli disabili con un gesto di follia  li ha poi uccisi con un fucile da caccia; subito dopo ha tentato di togliersi la vita  senza riiriusci, con la stessa arma da fuoco e ora è ricoverata in gravissimi condizioni: è successo a Mandas, a circa 40 chilometri da Cagliari.

Le vittime sono Paolo e Claudio Calledda, gemelli di 42 anni; la loro madre, la 64enne Angela Manca, è stata portata in elicottero in ospedale.

Il duplice omicidio si è consumato nel centro della cittadina, in vico Corrias: Angela Manca ha imbracciato un fucile da caccia regolarmente registrato (secondo le prime ricostruzioni sarebbe di proprietà del genero) e ha sparato prima contro i due figli, entrambi disabili e costretti a letto, e poi contro di sé, rimanendo gravemente ferita.

Al momento della tragedia era sola in casa perché l’altra figlia, che lavora come medico nell’Oristanese, si era momentaneamente allontanata dalla cittadina insieme con il marito.

L’allarme è stato dato dai vicini, e sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Dolianova e del nucleo Investigativo del comando provinciale di Cagliari.

Tre anni fa un’intossicazione da farmaci
Il primo segnale di allarme arrivato dalla famiglia risale al 2015. E ora, alla luce di quanto accaduto, quell’episodio suona come un avvertimento: nel novembre di 3 anni fa, Angela Manca era stata trovata in casa “imbottita” di farmaci; intossicati dai medicinali anche i due gemelli, che allora avevano 39 anni. A dare l’allarme era stata la figlia della donna, preoccupata perché nessuno rispondeva al telefono o andava ad aprire: sul caso, la Procura di Cagliari aveva anche aperto un fascicolo di indagine per capire se quanto accaduto fosse colpa di un errore nel dosaggio della somministrazione dei medicinali o di altro.

Molte madri lasciate sole dove  l’esperienza della disabilità le porti ad annullarsi come persone.

Nelle famiglie molte volte regna il silenzio e non si sa come comunicare con la persona disabile, relativamente ai suoi limiti e alle sue possibilità, al suo futuro nella società.

Un gesto di disperazione che unito alla paura che aumenta sempre di più e alla domanda che si pone ogni genitore, cosa farà mio figlio quando non ci sarò più?

Ennesima brutta storia di solitudine e disperazione, dove lo stato molte volte si dimentica di queste famiglie lasciate sole nel loro dramma.

 

 

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