Riforma pensioni: La grande falsa

downloadL ‘APE sarà sperimentale, durerà due anni, ma interesserà tutti i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria (anche dipendenti pubblici e autonomi). Confermata anche la cornice generale: un prestito anticipato dalle banche e pagato dall’Inps che il lavoratore dovrà restituire una volta guadagnata la pensione con una rata di durata ventennale. Restano tuttavia ancora molti punti oscuri che settembre dovrà dissipare. La rata di restituzione. La questione più delicata riguarda il meccanismo della restituzione del prestito. L’APE vivrà diminuito, infatti, in tre forme: quella sociale, tagliata su misura per le situazioni di bisogno (lavoratori che hanno esaurito il ricorso agli ammortizzatori sociali, invalidi, caregivers con assegni lordi non superiori a tre volte il minimo inps, circa 1.200 euro netti al mese), con basse rate di restituzione in quanto fiscalizzate dalla presenza di robuste detrazioni fiscali; quella volontaria, non garantita dalle detrazioni fiscali, che porterà un rata di restituzione del prestito molto elevata tra il 5-7% del valore dell’assegno per ogni anno di anticipo (fortemente penalizzante per il lavoratore), e quella per le ristrutturazioni aziendali dove buona parte degli oneri di restituzione del prestito sarà pagata dalle stesse aziende (l’impresa dovrà pagare un contributo sino al 50% per spedire in pensione la forza lavoro in eccesso). La novità non riguarda, invece, i lavoratori precoci. Per l’accesso all’assegno bisognerà essere in possesso necessariamente del requisito anagrafico (63 anni di età). Non sarà possibile, ad esempio, per un lavoratore con 58-62 anni di età e 39-41 di contributi accedere a questa forma di prestito. L’assegno anticipato. Terzo punto resta quello della determinazione della misura dell’assegno stesso di accompagnamento alla pensione: bisognerà chiarire prima di tutto se esso sarà un trattamento pensionistico vero e proprio oppure, come sembra, un sussidio sostitutivo della pensione, con evidenti risvolti al momento dell’applicazione della perequazione annuale, del riconoscimento dei trattamenti di famiglia (ANF), le conseguenze in ordine alla reversibilità o meno del trattamento in caso di decesso anticipato del percettore. Sull’importo dell’assegno anticipato ci dovrebbe essere tuttavia una norma di vantaggio consistente nell’applicazione del coefficiente di trasformazione legato all’età di pensionamento naturale (vale a dire a 66 anni e 7 mesi) e non di quella dell’accesso all’APE.

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