Obiettivo 100.000 entro il 9 novembre: contro un aumento “magro ed umiliante”

Oggi , nella maggior parte dei contesti scolastici ritroviamo alunni spossati e nervosi, docenti frustrati: un malessere generalizzato che non permette agli allievi di imparare né  ai professori di insegnare. A dispetto dei buoni propositi e delle “buone scuole” dei venti riformistici ed innovatori dei vari ministeri che si sono alternati in questi ultimi dieci anni, ci troviamo di fronte ad una scuola in ginocchio, affannata ed isolata; una scuola il cui volano è lontano dai principi ispiratori della riforma che valorizzava positivamente “socializzazione e collaborazione”. Oggi la scuola “socializza per apparire “  e “condivide per economizzare” sulla scorta di un’ondata di autoreferenzialità  di stampo imprenditoriale che ha trovato terreno fertile in quella che già prima era considerata una “istituzione a maglie deboli”. Il punto è che da quando si è tornati dalle vacanze estive, (ma anche durante),  studenti e docenti, anche quest’anno si sono ritrovati alle prese con i problemi di sempre e forse anche qualcuno in più : sfruttamento nell’alternanza scuola-lavoro, mancanza di docenti specializzati per il sostegno, scuole a rischio, barriere architettoniche,  altissimi livelli di burocratizzazione, problemi con gli  organici, assegnazioni provvisorie , crediti formativi , formazione docente , e chi più ne ha più ne metta perché oggi a scuola “sembra una corsa alla sopravvivenza”. Come si fa a chiedere ad un docente di essere allegro e positivo quando, a dispetto dei “bonus” dal sapore di “mancetta”si è quotidianamente sommersi da obblighi, responsabilità, incarichi (per cercare di portare a casa a fine anno qualche euro in più) e miriadi di progetti (spesso facciata) per “dimostrare” e “mostrare” al mondo che i docenti “lavorano”? Dulcis in fundo consideriamo anche l’aspetto economico della questione: secondo una ricerca OCSE pubblicata lo scorso luglio, gli insegnanti italiani (uno stipendio medio inferiore a 1500 euro netti al mese) sono malpagati e oberati di oneri burocratici. Il problema è, soprattutto, quello del mancato adeguamento stipendiale nel corso della carriera. In Francia, ad esempio, i maestri della primaria appena assunti percepiscono quanto i colleghi italiani (tra 22mila e 23mila euro lordi, ma a fine carriera guadagnano oltre 10mila euro in più (44.500 euro contro 33.700 euro). Non va meglio per un insegnante del Belpaese che opera alle superiori: può contare su stipendi massimi di 38.745 euro, mentre chi svolge la stessa professione in Germania sfiora i 64mila euro. E pure in Spagna arriva a 48mila euro, quindi 10mila in più. Molto avanti sono pure gli insegnanti belgi (63mila euro) e austriaci, che superano i 65mila euro. Per non parlare di chi insegna a Lussemburgo, dove si arriva a percepire 125mila euro medi. Ecco perché abbiamo sostenuto la petizione sostenuta e portata avanti da “Professione insegnante” di Salvo Amato: 30.000 firme raccolte in pochissimi giorni a conferma dello stato di insofferenza e di insoddisfazione di una classe docente bistrattata sotto troppi versanti e per troppo tempo. Sul sito si legge: “Siamo ad un terzo del nostro cammino, 100.000 firme sono sicuramente alla nostra portata anche grazie alla diffusione capillare e continua negli ambienti scolastici; 100.000 firme per chiedere di non firmare il contratto farlocco con aumenti umilianti per gli insegnanti.”

Manifesto di mobilitazione di “Professione insegnante”

http://www.professioneinsegnante.it/index.php/news/116-contratto-manifesto-di-mobilitazione-di-professione-insegnante-vogliamo-aumento-di-200-euro-netti-2

 “Firma la petizione anche tu… riacquista la tua dignità”

https://www.change.org/p/gli-insegnanti-chiedono-un-adeguamento-di-almeno-200-netti-di-stipendio-fermo-da-9-anni

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *