L’utilizzo della tecnologia in classe :riflessione dello psicanalista Claudio Risé

La Ministra Fedeli, lo corso gennaio, dichiarava: “A scuola ci sono già tantissimi device – ha osservato – il tema è regolarli.”

Non sembra essere di diverso avviso il nuovo Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che a proposito di nuove tecnologie ha fatto intendere un maggiore coinvolgimento degli strumenti, a fini didattici: “il tablet sarà il nuovo quaderno tra pochi anni, possiamo usare meglio gli investimenti fatti”. Bussetti è convinto di “cambiare impostazione della didattica, usare le nuove tecnologie, insegnare a relazionarsi con i social media, valorizzare il public speaking e il debate, puntare sulle materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica)”.

L’utilizzo della tecnologia in classe, però, sembra dividere l’opinione dei docenti, perché se  da un lato si cerca di spingere verso un’integrazione di smartphone e tablet e altri strumenti per arricchire la didattica, dall’altro  si fa notare come smartphone e tecnologie, in classe,  abbassino la soglia dell’attenzione

Sul tema, la  riflessione dello psicanalista Claudio Risé: “il problema non è quello di insegnare ai giovani come usare i tablet e gli altri strumenti elettronici (ormai banditi dai migliori istituti del mondo, a cominciare dal leggendario Eton College), ma come stare attenti in classe e sviluppare l’attenzione. I ragazzi di informazioni ne hanno fin troppe mentre mancano gli strumenti critici per interpretarle. Questi deve fornirli la scuola, cioè voi insegnanti. Si tratta di aiutarli a fare sintesi tra le diverse di informazioni per riconoscere quelle utili a organizzare il loro sviluppo e quelle di cui non occuparsi affatto”. I  docenti  devono  far leva già sui programmi scolastici, per integrare in modo corretto smartphone e tecnologie senza dimenticare,però, l’importanza del ruolo di insegnanti: “Potreste scegliervi gli elementi più utili a sviluppare le loro conoscenze e interessi e su quelli sviluppare la lezione. Che però non può che essere la vostra lezione. Sono la vostra voce, i vostri interessi, le vostre idee che possono suscitare le loro. Il resto, a quell’età, è tempo perso e distruzione di attenzione”.

Quindi, in sintesi, bisogna non demonizzare gli strumenti tecnologici in classe, ma trovare loro la giusta collocazione all’interno dell’apprendmento. Usare tablet e smartphone per la didattica e non come didattica.

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