La Formica Gelsomina

Ad un tratto sentii bussare alla gamba, mi destai dai miei sogni-pensieri e guardai chi fosse che bussava con tanta vivacità. 

Un po’ grintosa volsi lo sguardo ma, colpita dall’espressione accorata e triste della formichina che mi guardava, le chiesi se potevo esserle d’aiuto.

Seria seria mi disse che era la formica Gelsomina. Mi raccontò che suo marito il formicone Martino era andato a lavorare di buon ora, che era quasi il tramonto e non era ancora tornato.

Preoccupata mi chiese se per caso l’avessi visto.

Mi disse che Martino era vestito con una tuta da lavoro verde, con gli scarponi per non pungersi dai rovi e che aveva portato con sé la sacca per la merenda.

Chiedeva a tutti se per caso l’avessero visto, ma finora niente, perché nemmeno io l’avevo visto.Decisi di aiutarla nelle ricerche.

Mi alzai in piedi, scrollai la testa, la svuotai dai sogni-pensieri e commossa le dissi:

“Andiamo a cercarlo, vengo con te”.

“ E tu, come ti chiami ?” mi chiese.

“ Mi chiamo Gianna”, risposi e partimmo.

Camminammo a lungo nei prati ma non incontrammo nessuno.

Il sole era molto caldo, guardammo ancora ma non si vedeva anima viva.

A un certo punto in lontananza vedemmo un campo di grano.

Ci avvicinammo ma, tranne qualche lucertola, non c’erano altri.

Girammo tra i solchi, ma niente; assetate, affamate, sfiduciate e stanche ci assopimmo all’ombra di un albero.

Ci svegliò il cinguettio di un cardellino che ci guardava incuriosito.

Dopo esserci presentati ci chiese cosa facessimo da quelle parti.

Gelsomina allora, singhiozzando, gli raccontò l’accaduto.

Questi l’ascoltò attentamente, tanto che, mosso da commozione e da sentimenti di amicizia, si propose di aiutarla.

“Faccio un giro nei dintorni”. Disse il cardellino e partì.

Tornò dopo un pezzo senza aver trovato niente, si riposò e ripartì.Passato qualche tempo si vide nell’aria un gruppo di uccellini; arrivati vicino a noi si abbassarono piano piano fino a toccare terra.

Tra il becco tenevano un non so che di indistinguibile.

Posati che si ebbero, adagiarono sul prato una strana cosa verde che a guardarla bene aveva un che di lettino rudimentale.

Presi dalla curiosità ci avvicinammo e vedemmo che sopra vi era disteso, con nostra sorpresa, il formicone Martino.

A quella vista Gelsomina si lanciò ad abbracciarlo con le lacrime agli occhi e gli chiese cosa fosse accaduto.

Martino raccontò che mentre faceva provviste era scivolato in un dirupo.

Nella caduta si era però fatto male ad una gamba e non riusciva più a salire per il gran male; piangeva e chiamava ma nessuno lo sentiva.

Finalmente passò di lì il cardellino che, vistolo, chiamò aiuti.

Prontamente gli amici accorsero, gli curarono la gamba con l’erba medicina, prepararono una barella di foglie fortuna, ve lo adagiarono e lo portarono in salvo.

Gelsomina ascoltò il racconto e con gli occhi lucidi ringraziò gli amici uccellini.

Grata poi per l’aiuto diede loro le provviste che Martino aveva raccolto e li ringraziò per la loro affettuosa solidarietà.

Infine vicendevolmente promettemmo che ci saremmo incontrati tutti insieme per festeggiare la guarigione di Martino.

Gli uccellini allora si alzarono in volo e con un frullio d’ali e un coro di cinguettii ringraziarono e salutarono.

Fonte www.favole.org

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